La reazione di Antonio Meucci
Il 19 agosto 1865 il giornale «L'Eco d'Italia» di New York pubblicò la notizia dell'invenzione del telefono di Innocenzo Manzetti. Tra i lettori vi era Antonio Meucci, inventore fiorentino emigrato negli Stati Uniti, che sosteneva di aver già sperimentato un sistema per trasmettere elettricamente la voce.
Dieci giorni dopo, il 29 agosto, Meucci scrisse all'amico Enrico Bendelari, chiedendogli di confermare una conversazione avvenuta nel 1860, prima della sua partenza per l'Italia. Voleva sapere se ricordasse di aver sentito parlare della sua invenzione e se ne avesse eventualmente riferito durante il viaggio. Bendelari rispose il 15 settembre, spiegando di non aver compreso allora di che cosa si trattasse e, di conseguenza, di non averne parlato a nessuno.
Nella corrispondenza pubblicata il 21 ottobre sull'«Eco d'Italia», Meucci dichiarò: «Io non posso negare al sig. Manzetti la sua invenzione». Sosteneva però di aver concepito indipendentemente un apparecchio analogo e proponeva persino di unire le rispettive idee per raggiungere un risultato sicuro.
La descrizione che Meucci fornì del proprio sistema presentava una differenza importante rispetto al telefono di Manzetti. Raccontò infatti di aver trasmesso la parola attraverso un filo elettrico tenendo una lamina fra i denti, secondo un procedimento legato ai suoi esperimenti di elettroterapia. Il telefono di Manzetti, invece, utilizzava membrane vibranti, magneti e bobine, consentendo di parlare liberamente davanti a un cornetto.
La vicenda solleva anche alcuni interrogativi documentari. Nelle testimonianze rese molti anni dopo, Meucci avrebbe descritto apparecchi più perfezionati e ricordato un articolo sulla propria invenzione pubblicato sull'«Eco d'Italia» nel 1860 o nel 1861. Quel numero non è mai stato ritrovato, nonostante le ricerche condotte già nell'Ottocento, quando venne persino offerta una ricompensa di cento dollari. Nel 1865, inoltre, Meucci non richiamò quella presunta pubblicazione, preferendo chiedere all'amico Bendelari di testimoniare una conversazione privata.
Soltanto il 28 dicembre 1871 Meucci depositò presso l'Ufficio brevetti americano un caveat, una dichiarazione preliminare relativa a un progetto denominato «Sound Telegraph», senza ottenere un brevetto definitivo. Eppure conosceva bene le procedure brevettuali: proprio nel 1865 aveva ottenuto due brevetti per altre invenzioni e ne aveva richiesto un terzo.
La reazione di Meucci alla notizia del telefono di Manzetti costituisce così uno dei passaggi più significativi della controversia sulla priorità. Le lettere del 1865 mostrano che l'invenzione dell'aostano era già conosciuta oltreoceano e che spinse Meucci a rivendicare pubblicamente esperimenti precedenti. Il confronto tra quelle dichiarazioni e i documenti successivi rimane fondamentale per ricostruire la storia del telefono.