Innocenzo Manzetti
Innocenzo Manzetti

Museo Manzetti

Associazione culturale

1987-2026

39 anni di attività

sede associazione

e piccolo museo-collezione (privato):

 

Viale Federico Chabod, 62


11100 Aosta (Valle d'Aosta)

 

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Tel. 339 3574718

L'automa suonatore di flauto

Nel 1840 Innocenzo Manzetti aveva appena quattordici anni quando cominciò a costruire una delle macchine più sorprendenti della sua vita: un uomo artificiale capace di suonare il flauto.

 

Quella prima realizzazione sarebbe diventata il centro di un lavoro durato quasi quarant'anni, durante i quali l'inventore modificò ripetutamente i meccanismi, cercando di ottenere movimenti sempre più naturali e un'esecuzione musicale sempre più simile a quella umana.

 

L'automa aveva le dimensioni di un uomo ed era costruito con ferro, acciaio, ottone, legno, caucciù e pelle di camoscio. Possedeva braccia articolate, dita mobili, occhi capaci di ruotare e una bocca predisposta per soffiare nel flauto.

 

Il primo modello funzionava attraverso un sistema a carica, simile a quello degli orologi: un cilindro rotante comandava ingranaggi e leve che muovevano le dita, mentre un soffietto forniva l'aria necessaria a produrre il suono. Secondo le testimonianze, poteva eseguire fino a dodici melodie prestabilite.

 

Tra il 1849 e il 1851 Manzetti introdusse una trasformazione decisiva, collegando il flautista a un harmonium. Attraverso la tastiera, un musicista poteva scegliere le melodie da far eseguire all'automa, superando i limiti del cilindro programmato. La mano sinistra produceva l'accompagnamento musicale, mentre la destra comandava il flauto meccanico. Negli anni successivi l'inventore perfezionò il sistema pneumatico, ottenendo movimenti più complessi e una maggiore varietà nell'intensità dei suoni. L'uomo artificiale arrivò così ad alzarsi dalla sedia, salutare, portare il flauto alle labbra e muovere gli occhi come se stesse leggendo uno spartito.

 

La fama della macchina cominciò a superare i confini della Valle.

Nel 1861 ne parlarono giornali italiani e stranieri e si progettò di presentarla all'Esposizione di Firenze. Nel 1864 se ne interessò John Henry Pepper, direttore del Royal Polytechnic Institution di Londra, che propose a Manzetti una somma considerevole perché portasse l'automa in Inghilterra. L'inventore preferì rinviare: aveva ancora un obiettivo da raggiungere.

 

Voleva infatti far parlare il suo uomo artificiale. Da anni studiava la possibilità di riprodurre e trasmettere la voce umana, fino a immaginare un automa capace di conversare anche con persone lontane.

La ricerca sul telefono si intrecciò così con quella sul flautista meccanico, diventando parte di un progetto molto più ambizioso: dare voce a una macchina.

 

Nel 1866 Manzetti considerava ormai sostanzialmente completato l'automa, pur continuando a perfezionarlo. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1877, la macchina passò al fratello Luigi. Seguirono progetti di esposizione e tentativi di restauro, ma con il tempo il flautista cessò di funzionare e scomparve progressivamente dall'attenzione pubblica.

 

Ritrovato nel 1996 da Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti e successivamente restaurato, è oggi l'unica grande invenzione di Manzetti giunta materialmente fino a noi. È esposto presso la Sala espositiva del Centro Saint-Bénin di Aosta.

 

Quell'uomo meccanico, nato dalla curiosità di un ragazzo di quattordici anni, accompagnò quasi tutta la vita dell'inventore, testimoniando il suo lungo percorso dalla meccanica alla pneumatica, dalla musica alla trasmissione della voce.

 

 

 

* Il disegno di copertina è una rielaborazione dell'IA da immagine reale.

 

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