Innocenzo Manzetti
Innocenzo Manzetti

Museo Manzetti

Associazione culturale

1987-2026

39 anni di attività

sede associazione

e piccolo museo-collezione (privato):

 

Viale Federico Chabod, 62


11100 Aosta (Valle d'Aosta)

 

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La macchina per la pasta

Il 1° giugno 1857 Innocenzo Manzetti brevettò una macchina portatile per la produzione domestica della pasta alimentare.

 

Aveva trentun anni e aveva progettato un apparecchio semplice, poco costoso e facile da utilizzare, capace di trasformare l'impasto in spaghetti, maccheroni e altri formati senza ricorrere ai grandi torchi impiegati nei pastifici.

 

La macchina era costruita principalmente in metallo e rame. L'impasto veniva introdotto in un cilindro, all'interno del quale ruotava un secondo cilindro più piccolo, disposto eccentricamente rispetto al primo. Due palette mobili spingevano progressivamente la pasta verso un'apertura, costringendola ad attraversare una matrice di rame che le conferiva la forma desiderata. Il movimento era prodotto da una manovella o da una puleggia esterna, collegata agli ingranaggi interni. Secondo lo storico Tancredi Tibaldi, il congegno richiedeva uno sforzo minimo e poteva essere utilizzato con grande facilità.

 

Manzetti intravide probabilmente nell'invenzione anche una possibilità di guadagno. Dopo aver ottenuto la privativa nel Regno di Sardegna, valida per sei anni a partire dal 30 giugno 1857, il 26 giugno depositò il brevetto in Francia e il 29 giugno in Belgio, assicurandosi in entrambi i Paesi una protezione di quindici anni. A Parigi si affidò al signor Ballieu, mentre a Bruxelles fu rappresentato dallo scultore Henri Biebuyck.

 

L'accoglienza fu assai diversa nel Regno delle Due Sicilie. Il Reale Istituto d'Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli giudicò il meccanismo troppo simile a una pompa idraulica ideata nel Cinquecento dall'ingegnere Agostino Ramelli.

Secondo i suoi esaminatori, Manzetti aveva sostanzialmente adattato un antico sistema per spingere acqua, utilizzandolo invece per far avanzare l'impasto. Gli venne inoltre contestata la scarsa chiarezza della descrizione tecnica, soprattutto riguardo al movimento delle palette interne. L'istituzione chiese quindi ulteriori spiegazioni prima di pronunciarsi sulla concessione del brevetto.

 

La macchina suscitò comunque interesse anche fuori dalla Valle.

Il 18 ottobre 1859 l'ingegnere belga Jean Eyquem scrisse a Manzetti ricordando che, durante una visita al suo laboratorio, la moglie era rimasta incuriosita da un piccolo apparecchio e desiderava sapere se fosse possibile acquistarlo a Torino.

La corrispondenza lascia intravedere una certa circolazione commerciale dell'invenzione, anche se non conosciamo l'effettiva diffusione della macchina.

 

La commercializzazione dell'invenzione è documentata anche dopo la morte di Manzetti. Il 16 aprile 1877, appena un mese dopo la sua scomparsa, il fratello Luigi offriva in vendita, attraverso «L'Écho du Val d'Aoste», diverse macchine per la pasta. Alla fine dell'anno, nell'annuncio pubblicato il 17 dicembre, ne compariva ormai una sola, capace di produrre quindici chilogrammi di pasta all'ora.

La differenza tra le due inserzioni lascia supporre che alcuni esemplari fossero stati venduti nel frattempo, offrendo una concreta testimonianza della presenza commerciale dell'invenzione.

 

Molti anni dopo, il 1° giugno 1896, il giornale «L'Echo des Agriculteurs Valdôtains» riferì che Manzetti aveva ceduto il segreto della propria invenzione a una fabbrica inglese per una somma modesta. La notizia testimonia come, anche a distanza di decenni, si ricordasse un'applicazione pratica del suo ingegno che avrebbe potuto offrirgli maggiori soddisfazioni economiche.

 

La macchina per la pasta rimane una delle invenzioni più concrete di Manzetti: un apparecchio pensato per semplificare un'attività quotidiana, nel quale la sua abilità meccanica si tradusse in una soluzione destinata all'ambiente domestico.

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