Innocenzo Manzetti
Innocenzo Manzetti

Museo Manzetti

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Il mistero del biglietto da visita di Bell

Nell'estate del 1865, mentre la notizia del telefono di Innocenzo Manzetti si diffondeva attraverso la stampa internazionale, alcuni visitatori stranieri giunsero ad Aosta per conoscere l'invenzione. La Feuille d'Aoste del 22 agosto riferì che alcuni «meccanici inglesi» avevano ricevuto spiegazioni sul funzionamento dell'apparecchio, manifestando l'intenzione di applicarne il principio alle comunicazioni private in Inghilterra.

L'identità di quegli uomini rimase sconosciuta, ma molti anni dopo la loro visita sarebbe stata collegata a uno dei protagonisti della storia del telefono: Alexander Graham Bell.

 

Nel 1865 Bell aveva diciotto anni e collaborava alle ricerche del padre, Alexander Melville Bell, celebre studioso di fonetica e ideatore del Visible Speech, un sistema di rappresentazione grafica dei suoni della voce umana. Proprio durante quell'estate, la stampa britannica documentò un'evoluzione nella presentazione del metodo.

Ancora il 18 luglio il London Evening Standard lo descriveva essenzialmente come uno strumento fonetico, capace di rappresentare graficamente la posizione degli organi vocali. Nelle settimane successive, invece, cominciarono a comparire riferimenti alle sue possibili applicazioni telegrafiche.

 

Il Cardiff Times del 1° settembre prospettava la possibilità di trasmettere attraverso il telegrafo simboli fonetici comprensibili indipendentemente dalla lingua conosciuta dall'operatore. Il 7 settembre anche il Times of India sottolineava le potenzialità del sistema nelle comunicazioni a distanza. Si trattava ancora della trasmissione di segni rappresentativi della parola, ben diversa da quella della voce realizzata da Manzetti, ma la coincidenza cronologica con la visita degli inglesi ad Aosta appare interessante. Il metodo di Melville Bell veniva presentato in una prospettiva che comprendeva ormai anche la telegrafia.

 

La vicenda riemerse nel 1876, quando Alexander Graham Bell ottenne il brevetto americano del telefono. Secondo una testimonianza pubblicata nel 1884 dal canonico Édouard Bérard sul Patriote, Manzetti, apprendendo la notizia, avrebbe esclamato: «Sic vos non vobis», aggiungendo: «Mi sembra che questo signor Bell sia passato da me mentre facevo i miei primi esperimenti. Devo ancora avere il suo biglietto da visita».

 

Per molto tempo il racconto rimase privo di ulteriori conferme. Tuttavia, su una copia del Patriote del 1884 conservata dalla famiglia Manzetti, accanto alla frase relativa al biglietto da visita compare un'annotazione manoscritta: «juste je l'ais trouvé moi même». Chi scrisse dichiarava dunque di averlo trovato personalmente. Il confronto calligrafico suggerisce che l'autrice fosse Rosa Anzola, vedova dell'inventore.

 

Una lettera, redatta dalla stessa mano, aggiunge particolari ancora più interessanti. Vi si parla dei Bell al plurale e si ricorda che i visitatori avrebbero chiesto di rimanere soli con Manzetti, poiché la presenza di testimoni «leurs faisais ombraye», ossia dava loro fastidio. La testimonianza sembra quindi riferirsi a due membri della famiglia Bell, rendendo plausibile l'ipotesi che si trattasse di Melville e del giovane Alexander Graham.

 

Rimane dunque aperta la questione dell'identità dei misteriosi visitatori del 1865. La testimonianza di Bérard, gli appunti familiari e la particolare successione delle notizie sul Visible Speech costituiscono elementi che meritano di essere considerati insieme. Nessuno di essi, isolatamente, dimostra che Alexander Graham Bell abbia visitato Manzetti o tratto ispirazione dalla sua invenzione.

Ma la documentazione successiva conferma che Bell si interessò concretamente al lavoro dell'inventore valdostano.

 

Del biglietto da visita che Manzetti ricordava e che, secondo l'annotazione manoscritta, sua moglie avrebbe effettivamente ritrovato, si sono poi perse le tracce.

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