Una vera spy story
Questa è una storia che presenta tutti gli ingredienti di un vero caso di spionaggio industriale internazionale. Una vicenda cominciata ad Aosta nel 1865 e proseguita quindici anni dopo tra Europa e Stati Uniti, quando il telefono era ormai diventato un affare da milioni di dollari.
Nell'estate del 1865, mentre la stampa italiana e straniera cominciava a parlare del telefono di Innocenzo Manzetti, alcuni visitatori giunsero ad Aosta per conoscere l'inventore e osservare il funzionamento della sua macchina.
Un giornale dell'epoca li definì «meccanici inglesi». Secondo un'ipotesi avanzata successivamente, tra loro avrebbero potuto esserci membri della famiglia Bell, forse Alexander Melville Bell, padre del futuro inventore ufficiale del telefono.
Un particolare alimentò il mistero. Nel 1876, quando si diffuse la notizia del brevetto ottenuto da Alexander Graham Bell, Manzetti ricordò che quel cognome non gli era nuovo. Un uomo di nome Bell gli avrebbe fatto visita nell'estate del 1865, lasciandogli anche il proprio biglietto da visita.
Innocenzo morì il 15 marzo 1877, mentre negli Stati Uniti la nuova industria telefonica cresceva rapidamente e le compagnie si contendevano brevetti, invenzioni e diritti di sfruttamento.
In quel clima, anche le vecchie notizie pubblicate sul telefono di Manzetti potevano assumere un valore economico e giudiziario considerevole.
Il 4 novembre 1879 Alexander Graham Bell scrisse al naturalista Samuel Hubbard Scudder, legato alla biblioteca dell'Università di Harvard. Aveva letto nell'opera di Théodose du Moncel i riferimenti a sette giornali che, tra il 1865 e il 1866, avevano descritto l'invenzione telefonica di Manzetti. Bell voleva procurarsene le copie. Nella lettera parlava espressamente delle rivendicazioni dell'inventore di Aosta e della «sua invenzione telefonica».
Novantaquattro giorni dopo, il 6 febbraio 1880, arrivò ad Aosta Horace Hamline Eldred, accompagnato dalla moglie e dal professore di lingue Max Meyer. Eldred era tutt'altro che uno sconosciuto nel mondo della telefonia americana: aveva lavorato per la Bell Telephone Company e, pochi mesi prima, aveva trattato direttamente con la National Bell di Boston.
Nel dicembre 1879 aveva inoltre costituito la Bell Telephone Company of Missouri, della quale controllava la maggioranza delle azioni.
Ad Aosta, Eldred e Meyer si rivolsero al canonico Édouard Bérard, che conosceva personalmente gli esperimenti di Manzetti e aveva raccolto numerosi articoli sulla sua invenzione. Attraverso di lui raggiunsero gli eredi dell'inventore. La trattativa fu rapidissima. Luigi Manzetti avrebbe successivamente raccontato di avere consegnato agli stranieri il telefono del fratello, mentre la vedova Rosa Anzola confermò di avere ceduto anche alcuni manoscritti.
Il 7 febbraio, davanti al notaio César Grognon, furono formalizzati due atti con i quali Rosa e Luigi trasferivano a Eldred e Meyer i propri diritti sulle invenzioni telefoniche e telegrafiche di Innocenzo. Le somme pattuite, rispettivamente diecimila e cinquemila lire, sarebbero state pagate soltanto dopo il riconoscimento della priorità di Manzetti davanti ai tribunali americani. Gli eredi si impegnavano persino a recarsi negli Stati Uniti per testimoniare, qualora fosse stato necessario.
Eldred, intanto, aveva già lasciato Aosta. Il 7 febbraio, da Torino, inviò un telegramma a Bérard annunciando la partenza per Roma. Meyer proseguì la ricerca dei giornali che documentavano l'invenzione di Manzetti, cercandone copie a Torino e Firenze e chiedendo insistentemente a Bérard altri articoli. Erano proprio le pubblicazioni alle quali Bell si era interessato nella sua lettera del novembre precedente.
Il 22 marzo 1880 Eldred, appena rientrato a New York, scrisse a Thomas Edison. Voleva incontrarlo per discutere alcune questioni riguardanti l'Europa. Appena ventitré giorni dopo, il 14 aprile, firmò insieme a George Freeland Durant una specificazione tecnica relativa a un sistema di comunicazione telefonica multipla.
Il 15 maggio venne depositata la domanda dalla quale sarebbe nato il brevetto americano n. 246.481, concesso il 30 agosto 1881. Altre domande seguirono nei mesi successivi.
La successione è impressionante: Bell cercava i documenti di Manzetti; novantaquattro giorni dopo un uomo del suo sistema industriale arrivava ad Aosta, acquisiva diritti e materiali dell'inventore e continuava a cercare quegli stessi documenti; poche settimane dopo il ritorno in America avviava una nuova serie di iniziative brevettuali.
La nostra ricerca, ricostruita nel volume «94 giorni», ha permesso di collegare questi avvenimenti attraverso lettere, giornali, atti notarili, documenti societari e brevetti. Resta da accertare se Bell abbia affidato personalmente a Eldred la missione e quale rapporto tecnico esistesse tra il materiale acquisito ad Aosta e le invenzioni successivamente brevettate dall'americano.
Ma un fatto è ormai documentato: nel momento in cui la priorità dell'invenzione del telefono poteva decidere le sorti di enormi interessi industriali, i diritti e almeno una parte dei materiali di Innocenzo Manzetti passarono nelle mani di un uomo direttamente legato al sistema Bell.
La storia dell'inventore di Aosta aveva attraversato l'Atlantico. E il suo capitolo più sorprendente doveva ancora essere scritto.