Innocenzo Manzetti
Innocenzo Manzetti

Museo Manzetti

Associazione culturale

1987-2026

39 anni di attività

sede associazione

e piccolo museo-collezione (privato):

 

Viale Federico Chabod, 62


11100 Aosta (Valle d'Aosta)

 

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L'idrovora

Nel 1862 Innocenzo Manzetti riuscì a risolvere uno dei problemi più gravi delle miniere di rame di Ollomont: l'allagamento dei pozzi e delle gallerie sotterranee.

Per farlo costruì una macchina idrovora che, sfruttando la pressione dell'aria, poteva sollevare oltre duecento litri d'acqua al minuto, con un meccanismo molto più semplice ed economico di quelli utilizzati fino ad allora.

 

La situazione era diventata critica nel 1855, quando si era guastato il gigantesco impianto di prosciugamento della miniera.

La sua ruota idraulica, costruita in legno e ferro, misurava quattordici metri di diametro e quattro di larghezza e azionava undici pompe.

Il macchinario era costato centinaia di migliaia di franchi e richiedeva la presenza continua di almeno sei operai per la manutenzione.

Quando si ruppe uno degli ingranaggi principali, le dimensioni dell'impianto impedirono persino di intervenire per ripararlo. Nel 1857 fu quindi demolito e il ricco pozzo di Saint-Jean venne abbandonato, con gravi conseguenze per l'attività mineraria.

 

Verso la fine del 1861 il nuovo gestore delle miniere, Eberhard, affidò a Manzetti il compito di trovare una soluzione.

L'inventore progettò e fece costruire in meno di quattro mesi un'idrovora che utilizzava anche parte delle tubature recuperate dal vecchio impianto. Il principio era ingegnoso: l'aria compressa, inviata dalla superficie fino al fondo del pozzo, spingeva l'acqua attraverso una successione di camere stagne e condotte, facendola risalire progressivamente fino all'esterno. Il sistema, ispirato al principio della fontana di Erone, permetteva di sollevare grandi quantità d'acqua senza ricorrere a giganteschi ingranaggi.

 

Il successo attirò rapidamente l'attenzione della stampa. Il 9 febbraio 1862 il giornale «Le Nationalités» descrisse l'invenzione come una soluzione particolarmente efficace per sostituire i tradizionali sistemi di prosciugamento delle miniere.

La notizia venne ripresa anche dal «Journal des Découvertes» nell'aprile dello stesso anno.

 

Ma la macchina incontrò un ostacolo imprevisto. Dopo un primo periodo di funzionamento regolare, alcuni pozzi tornarono ad allagarsi. Manzetti, convinto dell'efficienza del proprio sistema, indagò sulle cause e scoprì che l'idrovora era stata sabotata da alcuni operai, probabilmente preoccupati che la nuova tecnologia potesse privarli del lavoro. Per impedire ulteriori manomissioni affidò la sorveglianza dell'impianto a Jean Guala, un meccanico di fiducia che era stato anche suo allievo.

Da quel momento il livello dell'acqua cominciò nuovamente a diminuire.

 

Il prosciugamento del pozzo di Saint-Jean consentì di riprendere l'estrazione del rame e di impiegare oltre sessanta lavoratori. Il risultato era tanto più significativo perché la costruzione dell'idrovora era costata meno dello stipendio annuale del direttore delle miniere, mentre i precedenti impianti avevano richiesto investimenti enormi.

 

Secondo le valutazioni dell'epoca, la ripresa dell'attività mineraria contribuì a rimettere in circolazione somme considerevoli, dando nuovo impulso all'economia della Valpelline.

 

L'idrovora di Ollomont fu una delle applicazioni più concrete dell'ingegno di Manzetti. Con una macchina relativamente piccola, costruita in pochi mesi e con una spesa contenuta, riuscì a restituire produttività a una miniera che rischiava di essere abbandonata, dimostrando quanto le sue conoscenze della meccanica e dell'aria compressa potessero tradursi in soluzioni di grande utilità pratica.

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